L’Unione Europea vuole mettere al tappeto il governo giallo-verde spogliandolo di tutte le cariche di rilievo. Ma non riesce a mettersi d’accordo sulla nomina del Presidente della Commissione. Ed è lacerata dallo scontro tra Francia e Germania.

Affondare l’Italia per lanciare un monito ai paesi dove il nemico sovranista resta in agguato. E’ questa la parola d’ordine delle cosiddette forze europeiste chiamate a guidare il nuovo Parlamento europeo. Il primo round dello scontro che punta a mettere al tappeto il governo giallo-verde è previsto per il 20 e il 21 giugno quando il Consiglio Europeo esaminerà il pacchetto di proposte per la nomina dei Commissari e del Presidente della Commissione.

L’obbiettivo è lasciare a bocca asciutta l’Italia negandole quella poltrona di peso, individuata tra Commercio, Industria e Concorrenza, che le spetta di diritto in quanto fondatrice dell’Unione e terzo contribuente europeo. Prima di punire l’Italia i presunti vincitori delle elezioni europee devono però mettersi d’accordo tra di loro. E l’intesa non è proprio scontata. La scelta del Presidente della Commissione, prima e principale carica in discussione nel prossimo Consiglio Europeo, rappresenta anche il principale pomo della discordia.

La battaglia per la Presidenza minaccia di far saltare le intese tra Partito Popolare Europeo, Socialisti e liberali sulla nuova maggioranza. Le regole introdotte nel 2014 per volere di Angela Merkel prevedono che lo Spitzenkandidat, il candidato alla Presidenza, sia designato dal Partito più votato. I socialisti d’accordo con un gruppo liberale notevolmente rafforzato dall’arrivo degli eurodeputati di Emmanuel Macron sono decisi a far cadere la candidatura di Manfred Weber, il capogruppo del Ppe all’Europarlamento scelto dalla stessa Merkel. Una prima motivazione addotta per affossare il candidato del Ppe è il sostanziale ridimensionamento dei popolari che controllando soltanto 179 dei 751 seggi dell’Europarlamento non possono formare una maggioranza senza l’aiuto di Verdi e Socialisti.


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Ma l’argomento di peso avanzato da Socialisti e Liberali è l’assoluta mancanza d’esperienza del candidato popolare. Weber, a differenza dei precedenti Presidenti della Commissione, non ha, infatti, mai ricoperto incarichi di governo. Proprio per questo i socialisti gli contrappongono l’ex-ministro degli esteri olandese e vice-presidente della Commissione Frans Timmermans. I liberali, invece, mettono sul tavolo una rosa di sette nomi tra cui l’ex commissario alla concorrenza Margrethe Vestager e l’ex premier belga, attuale capogruppo liberale a Bruxelles, Guy Verhofstadt.

In verità dietro la guerra per lo Spitzenkandidat emerge ancora una volta quel sordo conflitto tra Angela Merkel e Emmanuel Macron che incrina l’asse franco tedesche vero cardine, fino ad oggi, di tutte le intese di governo a livello europeo. Per capirlo basta l’intervista in cui presidente francese indica Angela Merkel come miglior candidata alla presidenza della Commissione. “Servono – sostiene Macron con quel bacio al veleno – persone che hanno credibilità personale e competenza”. Come dire che Weber, pupillo della Cancelliera, rappresenta l’antitesi del candidato ideale.

Ma in questo perfido gioco, a metà tra il risiko e il mercato delle vacche, Macron ha altri obbiettivi. La candidatura di facciata del connazionale Michel Barnier, il negoziatore della Ue corresponsabile del fallimento della Brexit, nasconde le mire sulla Presidenza della Banca Centrale Europea che Mario Draghi lascerà libera a novembre. Rinunciando a Barnier Macron si terrà in tasca un bonus indispensabile per mettere fuori gioco Jens Weidmann, l’attuale presidente della Deutsche Bundesbank che Berlino da per scontato successore di Draghi. L’Eliseo vuole invece portare alla Bce l’attuale governatore della Banque de France Francois Villeroy de Galhau. Una nomina cruciale, dal punto di vista francese, per difendere le concessioni economiche e i conseguenti sforamenti di bilancio resisi indispensabili per placare la protesta dei “gilet gialli”. Sforamenti che stando alle stime si avvicinano ai quattordici miliardi di euro e minacciano di far schizzare il rapporto deficit/Pil della Francia dal 2,8 al 3,4 per cento.

L’Europa decisa a punire l’Italia spogliandola di tutte le sue cariche è in balia, insomma, di una lotta intestina che minaccia di rinviare di mesi le intese sulla Commissione rendendo assai ardua la formazione di una maggioranza degna di quel nome.

Gian Micalessin

Fonte: https://it.sputniknews.com/opinioni/201906137767940-uneuropa-a-pezzi-pretende-di-umiliare-litalia/
Tratto da: www.stopeuro.news


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