Un articolo di Forbes, dell’anno scorso, ma molto attuale oggi, mostra lo sbilanciamento della posizione dei mezzi di informazione – e di conseguenza dell’opinione pubblica – sull’energia prodotta da fonti rinnovabili: l’energia prodotta con il solare e con l’eolico è sempre presentata, e quindi considerata, come economicamente molto più conveniente di quello che è. Benché i costi dei pannelli e delle pale eoliche in sé siano in calo, più essi vengono utilizzati per produrre energia, più ne fanno salire il prezzo per gli utenti. Un fattore di cui non si può non tenere conto nel dibattito e nelle decisioni di politica energetica. 

Di Michael Schellenberger, 23 aprile 2018

Nell’ultimo anno, i media hanno pubblicato articoli su articoli su articoli a proposito del prezzo in calo dei pannelli solari e delle pale eoliche.

Le persone che leggono questi articoli restano comprensibilmente con l’impressione che più energia solare ed eolica produciamo, più bassi saranno i prezzi dell’elettricità.

Eppure non è quello che sta succedendo. In realtà, succede il contrario.

Tra il 2009 e il 2017, il prezzo dei pannelli solari per watt è diminuito del 72%, mentre quello delle pale eoliche per watt è diminuito di poco meno del 50% .

Eppure – nello stesso periodo – il prezzo dell’elettricità per gli utenti nelle zone dove si è fatto ricorso a quantità significative di energie rinnovabili è aumentato in misura notevole.

I prezzi dell’elettricità sono aumentati in questa misura:

– 51 per cento in Germania, durante l’espansione dell’energia solare ed eolica dal 2006 al 2016;
– 24 per cento in California durante la produzione di energia solare dal 2011 al 2017;
– oltre il 100 per cento in Danimarca dal 1995, quando ha iniziato a distribuire sul serio energie rinnovabili (principalmente eolico).

Come mai? Se i pannelli solari e le pale eoliche sono diventati molto più economici, perché il prezzo dell’elettricità per gli utenti è aumentato invece di diminuire?

Un’ipotesi potrebbe essere che, mentre l’elettricità solare ed eolica è diventata più economica, altre fonti energetiche come il carbone, il nucleare e il gas naturale siano diventate più costose, eliminando qualsiasi risparmio e aumentando il prezzo complessivo dell’elettricità.

Ma, anche in questo caso, non è questo che è successo.

Tra il 2009 e il 2016 negli Stati Uniti il prezzo del gas naturale è diminuito del 72%,  grazie alla rivoluzione del fracking. Nello stesso periodo in Europa i prezzi del gas naturale sono diminuiti di poco meno della metà.

Il prezzo del nucleare e del carbone in quelle aree nello stesso periodo è stato per lo più stabile.

Un’altra ipotesi potrebbe essere che la chiusura delle centrali nucleari abbia comportato un aumento dei prezzi dell’energia.

Una prova a sostegno di questa ipotesi deriva dal fatto che gli stati leader nella produzione di energia nucleare – Illinois, Francia, Svezia e Corea del Sud – godono dell`elettricità più economica al mondo.


SEGUICI SENZA CENSURE SU TELEGRAM E SU VK


Dal 2010, la California ha chiuso un impianto nucleare (2.140 MW di capacità installata) mentre la Germania ha chiuso cinque impianti nucleari e quattro reattori in impianti ancora operativi (10.980 MW in totale).

L’elettricità in Illinois è del 42 per cento più economica che in California, mentre in Francia costa il 45 per cento in meno che in Germania.

Ma l’ipotesi è indebolita dal fatto che il prezzo dei principali carburanti sostitutivi, gas naturale e carbone, è rimasto basso, nonostante l’aumento della domanda di questi due carburanti in California e Germania.

Questo ci lascia con il solare e l’eolico come principali sospettati di essere la causa dell’aumento dei prezzi dell’energia elettrica.

Ma perché pannelli solari e pale eoliche più economiche produrrebbero un’elettricità più costosa?

La causa principale sembra essere stata prevista da un giovane economista tedesco nel 2013.

In un articolo su Energy Policy, Leon Hirth ha stimato che il valore economico del vento e del solare diminuirà in modo significativo mano a mano che occuperanno una quota maggiore della produzione di elettricità.

La ragione? La loro natura fondamentalmente inaffidabile. Sia il solare che il vento producono troppa energia quando le società non ne hanno bisogno e non abbastanza quando il bisogno c’è.

Il solare e l’eolico richiedono quindi che gli impianti alimentati a gas naturale, le dighe idroelettriche, le batterie e altre forme di energia affidabile siano pronte immediatamente a iniziare a produrre energia elettrica quando il vento smette di soffiare e il sole smette di splendere.
L’inaffidabilità richiede che i luoghi a forte produzione di solare e/o eolico come la Germania, la California e la Danimarca  paghino le nazioni o gli stati vicini per assorbire la loro energia solare ed eolica quando ne producono troppa.

Hirth ha previsto che il valore economico del vento sulla rete europea diminuirà del 40 per cento una volta che diventerà il 30 per cento delle fonti di elettricità, mentre il valore del solare scenderà del 50 per cento quando raggiungerà già solo il 15 per cento della produzione.

Nel 2017, la quota di elettricità proveniente dall’energia eolica e solare era del 53 per cento in Danimarca, del 26 per cento in Germania e del 23 per cento in California. Danimarca e Germania hanno la prima e la seconda elettricità più costose in Europa.

Parlando della diminuzione dei costi dei pannelli solari e delle pale eoliche, ma non menzionando il fatto che fanno salire il prezzo dell’elettricità, i giornalisti – che sia o meno loro intenzione – traggono in errore i politici e l’opinione pubblica su queste due tecnologie.

Il Los Angeles Times l’anno scorso ha dato conto del fatto che il prezzo dell’elettricità per gli utenti in California era in aumento, ma non ha collegato l’aumento alle energie rinnovabili, provocando un’aspra reazione da parte dell’economista dell’Università di Berkeley James Bushnell.

“La storia di come il sistema elettrico della California è arrivato al suo stato attuale è lunga e cruenta”, ha scritto Bushnell, ma “la spinta politica dominante nel settore elettrico è stato senza dubbio il focus sullo sviluppo di fonti di produzione di elettricità rinnovabili”.

Parte del problema è che molti giornalisti non comprendono la questione dell’elettricità. Pensano all’elettricità come a un prodotto quando, in effetti, è un servizio, come mangiare al ristorante.
Il prezzo che paghiamo per il lusso di mangiare fuori non è solo il costo degli ingredienti, la maggior parte dei quali, proprio come i pannelli solari e le pale eoliche, sono  diminuiti di prezzo per decenni.

Piuttosto, il prezzo di servizi come il mangiare fuori e l’elettricità riflette non solo il costo degli ingredienti, ma anche della loro preparazione e consegna.

Questo è però un problema di schieramento, non solo di analfabetismo energetico. Anche giornalisti normalmente scettici guardano regolarmente con un occhio di favore alle energie rinnovabili. Il motivo  non è perché non sappiano fare inchieste in modo critico sull’energia – lo fanno regolarmente quando si tratta di fonti di energia non rinnovabili – ma piuttosto perché non vogliono farlo.

Ciò può – e dovrebbe – cambiare. I giornalisti hanno l’obbligo di riferire in modo accurato ed imparziale su tutte le questioni di cui si occupano (sì, buonanotte – NdVdE), in particolare su quelle importanti come l’energia e l’ambiente.

Un buon inizio sarebbe fare un’inchiesta sul perché, se il solare e l’eolico sono così economici, stanno rendendo l’elettricità per gli utenti così costosa.

Fonte: vocidallestero.it


SEGUICI SENZA CENSURE SU TELEGRAM E SU VK


CONTINUA A LEGGERE >>