Non ha tutti i torti il ministro Paolo Savona quando dice che l’uscita dall’Euro potrebbe anche non essere una scelta nostra. Ieri il responsabile delle Politiche europee del governo M5S-Lega ha precisato di non volere uscire dalla moneta unica.

Ma in Germania c’è effettivamente chi continua a fare i conti con l’Italia in termini poco lusinghieri e batte ormai da due anni sul tasto dell’Italexit. Più che un «cigno nero», un destino inevitabile. Ad esempio Hans-Werner Sinn, presidente del prestigiosi pensatoio Ifo, che può vantare una notevole influenza sul governo di Berlino. Nella scorsa primavera firmò un articolo sul Die Welt con due colleghi molto influenti (Clemens Fuest e Christoph Schmidt) per spiegare un piano di emergenza di uscita dall’Euro.

Pochi giorni fa in un’intervista televisiva ha fatto di nuovo il punto sui possibili esiti della crisi economica italiana. Gli scenari, secondo l’economista, sono quattro e un paio sono da incubo. La prima è una manovra di rigore da realizzare attraverso «una politica di risparmi», che finirebbe per deprimere l’economia. Una cura «ancora più forte» di quella Greca. È una ipotesi «teorica, una chemioterapia» che l’Italia non accetterebbe.


La seconda ipotesi è che i paesi del Nord Europa «diventino più cari. È la politica della Banca Centrale Europea di dare gas per fare aumentare l’inflazione verso il 2% nella speranza che nei paesi del Nord sia ancora più alta, lasciando indietro i paesi del Sud. Potrebbe funzionare, ma i tedeschi sono pronti ad accettare questa inflazione intorno al 4% con gli italiani a zero?». La risposta è no. La terza possibilità è la condivisione europea dei rischi. Quindi le tensioni sulle finanze pubbliche italiane risolte «insieme» dagli stati dell’Ue così come i salvataggi delle banche. Di questa opzione fa parte anche l’ipotesi minima, una delle richieste dell’Italia: la garanzia europea sui depositi bancari. Sulla quarta ipotesi, la «svalutazione» Sinn sorvola. Ma è l’Italexit, ha commentato l’economista esperto di Germania, Vladimiro Giacchè.

Sinn riconosce che «non c’è una vera soluzione». Tutte le ipotesi hanno controindicazioni, ma è facile capire che il presidente dell’Ifo non ha cambiato idea. Meglio che l’Italia esca, visto che negli anni dell’Euro non ha cambiato politiche di bilancio e ha perso competitività. I rapporti tra l’Italia e la Germania restano difficili, soprattutto per gli interessi contrastanti sul futuro della governance europea. Il progetto Merkel-Macron ci penalizza sia sul fronte dei conti pubblici sia sul fronte dell’unione bancaria.

Il ministro delle Politiche europee Savona durante il question time ha assicurato «il governo si riserva di attivare ogni strumento a sua disposizione» per contrastarlo. Sull’uscita dall’Euro, dopo le precisazione di Luigi di Maio («nessun piano B»), anche Savona ha fatto una mezza marcia indietro. «Nessuna intenzione» di lasciare la moneta unica. Il famoso cigno nero è un evento inaspettato, «può nascondersi anche dietro una fake news». Un evento imprevisto che faccia crollare la fiducia dei mercati, ad esempio.

Rassicurazioni che non sono bastate alla Commissione europea dove l’uscita del ministro è stata accolta con fastidio. Il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha praticamente detto che le dichiarazioni che Bruxelles ascolta sono quelle del ministro del Tesoro, Giovanni Tria, non quelle di Savona.

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Tratto da: www.stopeuro.news

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