di Andrea Centini

Impianti eolici e fotovoltaici nel Sahara grandi come nazioni riuscirebbero a produrre così tanta energia da poter soddisfare l’intero pianeta. La loro installazione raddoppierebbe il numero di piogge nel deserto trasformandone una vastissima area in una valle verde. Così saranno favoriti anche agricoltura e allevamenti.

L’installazione di enormi parchi eolici e fotovoltaici nel deserto del Sahara non solo raddoppierebbe il numero di precipitazioni nell’area, favorendo un aumento della copertura vegetale del 20 percento, l’agricoltura e l’allevamento, ma garantirebbe una produzione di energia tale da rendere totalmente superata quella dai combustibili fossili per l’intero pianeta. Per fare un esempio pratico, nel 2017 la popolazione umana ha avuto bisogno in tutto di 18 terawatt: con distese di pannelli solari e pale eoliche su un territorio pari a quello della Cina o degli Stati Uniti si otterrebbero ben 82 terawatt, ben al di sopra anche delle aumentate esigenze previste per il prossimo futuro. Insomma, sarebbe possibile ridurre quasi del tutto l’impatto antropogenico sull’ambiente, mitigando drasticamente gli effetti dei cambiamenti climatici, oltre a trasformare (letteralmente) un’area della Terra praticamente inabitata, rendendola profittevole per tutta l’umanità.

A tratteggiare questo scenario, per ora solo sulla carta, un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Dipartimento di Scienze Oceaniche e Atmosfera dell’Università del Maryland, Stati Uniti, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell’Università dell’Illinois, dello State Key Laboratory of Earth Surface Processes and Resources Ecology presso l’Università di Pechino, dell’istituto Earth System Physics Section di Trieste e dell’Accademia Cinese delle Scienze. Gli scienziati, coordinati dal professor Yan Li, sono giunti a questa conclusione mettendo a punto un sofisticatissimo modello matematico, grazie al quale sono stati calcolati gli effetti di questi colossali impianti nell’immenso deserto del Sahara, in particolar modo nella regione del Sahel.

Secondo Li e colleghi le precipitazioni delle piogge aumenterebbero tra i 200 millimetri e i 500 millimetri l’anno, con un effetto a catena su tutto il territorio. Le ragioni, spiegano gli studiosi, sono principalmente due: da una parte le turbine eoliche favorirebbero la miscelazione dell’aria calda nell’atmosfera, con un effetto sulle correnti che determinerebbe una maggiore possibilità di precipitazioni; dall’altro i pannelli solari ridurrebbero la cosiddetta albedo di superficie, che a sua volta aumenterebbe le precipitazioni. Insomma, un circolo virtuoso con un impatto a livello mondiale, sebbene richieda uno sforzo economico “titanico” per essere messo a punto, considerando la copertura di pannelli e pale eoliche necessaria.

“Gli aumenti delle precipitazioni previsti dal nostro modello porterebbero a miglioramenti sostanziali dell’agricoltura pluviale nella regione, e gli aumenti della vegetazione porterebbero alla crescita della produzione di bestiame”, ha dichiarato Safa Motesharrei, l’autore principale del documento. “Il Sahara, il Sahel e il Medio Oriente includono alcune delle regioni più aride del mondo, pur vivendo una crescita elevata della popolazione e della povertà. Il nostro studio ha importanti implicazioni per affrontare le sfide intrecciate di sostenibilità che legano energia, acqua e cibo in questa regione”. Tra gli ulteriori benefici, spiegano gli studiosi, anche la capacità di desalinizzare l’acqua marina e trasportare quella dolce nelle aree più colpite dalla siccità. I dettagli dell’affascinante ricerca sono stati pubblicati sull’autorevole rivista scientifica Science.

[Credit: Pexels]

Fonte: scienze.fanpage.it

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