Tre studi svizzeri dimostrano la diffusione dei nenicotinoidi nella fauna e nel cibo

[25 Febbraio 2019]

Completando lo  studio “A worldwide survey of neonicotinoids in honey”, pubblicato su Science nel 2017, un team di ricercatori svizzeri dell’Université de Neuchâtel (UniNe) ha messo a punto un metodo per quantificare delle bassissime concentrazioni di neonicotinoidi nel miele.

Il nuovo studio, “Ultra-trace level determination of neonicotinoids in honey as a tool for assessing environmental contamination” pubblicato su Environmental Pollution dallo stesso team insieme ai ricercatori del Jardin botanique de Neuchâtel, evidenzia  «La prolungata stabilità di queste molecole, alcune delle quali perdurano almeno 40 mesi nel miele.

Blaise Mulhauser, direttore del Jardin botanique de la Ville de Neuchâtel, sottolinea che «Se queste sostanze vengono riportate in alveari con il nettare, vuol dire che l’intera colonia (compresa la regina) nel corso della vita è esposta al neurotossico». Edward Mitchell, professore di biologia alla UniNe e co-autore dello studio. Aggiunge: «Allo stesso modo, il miele destinato al consumo umano manterrà la stessa concentrazione di pesticidi per molti mesi. Sebbene per il momento solo pochi campioni analizzati abbiano superato gli attuali standard per il consumo umano, non sappiamo ancora quale impatto a lungo termine hanno queste sostanze sulla salute umana».

Per quanto riguarda la quantificazione delle molecole, il risultato ottenuto dalla Plateforme neuchâteloise de chimie analytique (Npac) è notevole: «Ha rilevato una concentrazione di 2 picogrammi di una sostanza per grammo di materia, cioè l’equivalente di un frammento con una massa di 5 centimetri  in una massa uguale a 9 volte quella della tour Eiffel – dicono i ricercatori –  Un aumento di sensibilità fino a 1000 volte superiore rispetto ai metodi utilizzati in precedenza che consente di dettagliare meglio i livelli di pesticidi presenti nell’ambiente».

Mitchel ricorda che «Il livello massimo consentito per il consumo umano è dell’ordine di 50.000 pg/g, mentre per la salute delle api e di altri insetti utili nell’uomo viene fissato a partire da 100 pg/g. Questo rappresenta comunque ancora miliardi di molecole nel cervello di un’ape».

Rispetto allo studio del 2017. È stata stabilita in 28% dei 36 campioni analizzati la presenza di 4 altre molecole precedentemente non testate: dinotefuran, nitenpyram, sulfoxaflor e flupyradifuron. Il principale autore dello studio Gaétan Glauser, responsabila della Npac, spiega che «Il dinotefuran e il nitenpyram non sono sostanze nuove. Sono solo meno utilizzate e quindi misurate meno spesso ma, per vere una visione globale, abbiamo voluto includerle. Il dinotefuran non è autorizzato in Svizzera, ma è utilizzato negli Stati Uniti e in Giappone. Il nitenpyram è poco utilizzato  in agricoltura e ha piuttosto un uso veterinario»-

Quanto al sulfoxaflor e al flupyradifurone , si discute se appartengano o meno alla classe dei neonicotinoidi e Glauser spiega ancora: «I primi studi scentifici hanno dimostrato che queste molecile hanno gli stessi effetti degli altri neonicotinoidi e condividono un modo di azione simile che mira ai recettori dei nicotinoidi dell’acétilcolina nel sistea nervoso.  Piuttosto che aspettare 10 o 20 anni per testare i loro effetti in maniera esaustiva, sembra più ragionevole applicare il principio di precauzione e di considerare queste nuove molecole come nicotinoidi».


I neonicotinoidi rappresentano un terzo del mercato dei pesticide e vengono sparsi essenzialmente sulle grandi coltivazioni di  mais, colza e barbabietola per combattere gli insetti dannosi, ma alterano il sistema nerv os, fino a provocarne la paralisi e la morte, anche di insetti utili. Dato che queste sostanze sono sistemiche, cioè si espandono in tutte le parti delle piante, compresi il polline e il nettare dei fiori, hanno un potente effetto contaminante dell’ambiente.

L’ultimo studio arriva dopo che  è stata rilevata la presenza di un tipo di nicotinoidi nelle piume dei passeri che vivono nell’altopiano svizzero. E’ infatti il principale risultato dello studio A large-scale survey of house sparrows feathers reveals ubiquitous presence of neonicotinoids in farmlands” pubblicato di recente su Science of the Total Environment.da un team di ricercatori dell’UniNE e dell’Uniwersytetu Pedagogicznego di Cracovia guidato da Ségolène Humann-Guilleminot del Laboratoire d’écophysiologie évolutive dell’UniNe, che analizza la presenza di questa fan miglia di pesticidi nelle fattorie svizzere e, in particolare, dimostra che «Il thiacloprid, che in Svizzera resta autorizzato nelle coltivazioni in campo aperto, o il clothianidin, il cui utilizzo è ormai ristretto alle sementi di barbabietola, c sono ampiamente disseminati nell’ambiente».

Gli autori dello studio sui passeri ipotizzano che la presenza del nicoitinoide nelle piume degli uccelli sia dovuto al fatto che si nutrono di semi e/o di insetti che potrebbero essere stati esposti ai pesticidi. I passeri non si allontanano mai troppo dal loro sito di riproduzione, cercando il cibo di cui hanno  bisogno nei dintorni. Uno degli autori dello studio, Fabrice Helfenstein, direttore del Laboratoire d’écophysiologie évolutive dell’UniNe, evidenzia;  «Possiamo quindi utilizzare le piume di questi passeracei come bio-indicatori della presenza di una sostanza in un luogo relativamente preciso, per esempio intorno a una fattoria».

I ricercatori svizzeri e polacchi hanno prelevato più di 600 piume di passeri provenienti da 47 fattorie dell’altopiano svizzero rappresentative di tre tipi di pratiche agricole: agricoltura convenzionale, produzione integrata (IP-suisse) e agricoltura bio. Dai risultati emerge che «Le concentrazioni rilevate in media si situano tra gli 1,7 e i 9,2 ng/g di piume. Logicamente, le concentrazioni più alte sono state misurate nelle piume degli uccelli che vivono nelle fattorie che coltivano in maniera convenzionali e le più basse nelle piume dei passeri che vivono nelle fattorie bio  o con produzione integrata.

Helfenstein fa notare che «Però, in alcuni campioni abbiamo misurato delle concentrazioni elevate – fino a  140 ng/g di piume – che fanno temere degli effetti negativi sulla salute degli uccelli». Altri studi hanno già dimostrato che l’ingestione di neonicotinoidi può comportare negli uccelli serie perturbazioni neurologiche. Questi effetti negativi potrebbero aggiungersi alla velocissima rarefazione degli insetti, anch’essi vittime dei neonicotinoidi, che costituiscono gran parte della dieta di numerose specie di uccelli.

Inoltre, I ricercatori hanno rilevato tracce di thiacloprid in tutti i campioni in tutte le aree, qualunque fosse la pratica agricola adottata, anche nelle fattorie biologiche.  All’UniNe fanno notare che «L’utilizzo di questa sostanza è aumentata in seguito al divieto di tre neonicotinoidi chiamati in causa nella diminuzione delle popolazioni di api».

Helfenstein conclude: «Inoltre, il thiacloprid viene polverizzato sulle coltivazioni, il che aumenta il rischio di una contaminazione dell’ambiente intorno e potrebbe spiegare la presenza in tutti i campioni di piume. Dubito dell’efficacia delle moratorie parziali, che vietano tre molecole in una famiglia che ne conta cinque in uso in Svizzera, per rispondere alla problematica della contaminazione dell’ambiente da parte dei neonicotinoidi».

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  • Pesticides found in honey around the world


Fonte: www.greenreport.it

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