Per Germag Foreign Policy l’accordo franco-tedesco sul bilancio dell’eurozona è un compromesso al ribasso, che servirà a poco, ammesso che prima o poi si materializzi, e che soprattutto conferma ancora una volta l’egemonia tedesca in Europa e il fallimento dell’offensiva di Macron. Un’analisi molto interessante di German Foreign Policy
 
 
Il fallimento di Macron
Il bilancio della zona euro, sul quale Germania e Francia la scorsa settimana dopo una lunga trattativa hanno trovato un accordo e che lunedi hanno presentato all’eurogruppo, è considerato dal presidente francese Macron come una delle questioni piu’ importanti del suo mandato. Nel suo tanto apprezzato discorso tenuto alla Sorbona nel settembre 2017, Macron aveva chiesto l’introduzione di un ministro delle finanze dell’eurozona e di un bilancio dell’eurozona per contrastare le spinte centrifughe nella zona euro e ridurre gli squilibri socio-economici. Le risorse finanziarie che i paesi dell’eurozona avrebbero dovuto versare nel bilancio comune erano stimate da Macron in diversi punti percentuali di PIL; si parlava quindi di diverse centinaia di miliardi di euro. Berlino invece sin dall’inizio ha sempre cercato di diluire e ritardare questo vasto progetto di riforma. L’attuale proposta è molto meno ambiziosa, infatti, ed è limitata, come il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, ha ammesso, a circa lo 0,2 % del PIL della zona euro: dai 20 ai 25 miliardi di euro. [1] Si tratta di numeri molto vicini a quanto proposto dal commissario tedesco al bilancio Guenther Oettinger, il quale già a fine 2017, in risposta all’ambiziosa incursione di Macron, aveva parlato di riservare all’interno del bilancio UE al massimo 20 miliardi di euro per la ulteriore stabilizzazione dell’eurozona.
Finanziamento non chiaro
I dettagli resi noti in merito all’accordo, peraltro molto vaghi, mostrano anche che nella resa dei conti tenutasi dietro le quinte, Berlino ha largamente prevalso su Parigi. I numeri sulla dimensione del bilancio comune non sono ancora vincolanti e il modo in cui dovrà essere finanziato non è ancora chiaro. Il bilancio dell’eurozona dovrebbe inoltre essere integrato all’interno del bilancio ordinario dell’UE. Il compromesso franco-tedesco è pertanto ben lontano dalle idee originali di Macron. Per la parte tedesca era molto importante integrare il futuro bilancio della zona euro all’interno del bilancio UE in modo da garantire che questo “fosse coerente con le politiche generali dell’UE e con le regole di bilancio”, è scritto nelle motivazioni. Ed è proprio sulla scia della crisi dell’euro che queste regole sono state modellate sulle esigenze di Berlino. [2] Un altro punto di controversia tra Parigi e Berlino è la tassa sul digitale fortemente voluta da Macron, con la quale si vorrebbe far passare dalla cassa le società Internet statunitensi. Secondo i piani francesi questa tassa dovrebbe aiutare a finanziare il bilancio dell’eurozona. Il governo tedesco tuttavia è alquanto scettico riguardo a questo progetto perché l’industria automobilistica tedesca, che negli Stati Uniti ha un grande mercato, è vulnerabile alle rappresaglie americane. Le case automobilistiche francesi, che hanno una limitata presenza negli Stati Uniti, non hanno molto da temere da eventuali dazi punitivi statunitensi.


Divisi dall’euro
Gli osservatori ritengono che questo progetto di bilancio dell’eurozona non meriti nemmeno questo nome [3]. È poco più di un “simbolo” della capacità di raggiungere un compromesso fra entrambi i paesi; il governo federale avrebbe “smontato” le idee di Macron. Inoltre, non è nemmeno chiaro, “se il successore di Angela Merkel” vorrà ancora sostenere il progetto. E’ fondamentale il fatto che ancora una volta è stata mancata l’opportunità di correggere un “difetto di fabbricazione” dell’area euro. Di fatto a causa della scomparsa dei tassi di cambio e della politica monetaria unica della BCE, le differenze economiche tra i paesi dell’euro non possono essere adeguatamente tenute in considerazione e ciò ha portato ai noti squilibri interni all’eurozona, favorevoli alla Germania. Un bilancio complessivo per l’eurozona sarebbe stato il “modo piu’ giusto” per garantire “che le divergenze nelle condizioni di vita all’interno dell’unione monetaria non continuassero ad ampliarsi”, affermano i critici; l’attuale compromesso, imposto da Berlino, non lo fa e presenta addirittura un ulteriore punto di rottura decisivo, in quanto “promuove la divisione tra stati dell’euro e non-euro”. Inoltre, l’integrazione del bilancio dell’eurozona all’interno del bilancio UE, imposta da Berlino, significa che a decidere saranno congiuntamente tutti gli Stati dell’UE. Non è del tutto chiaro perché gli stati che non fanno parte dell’eurozona dovrebbero essere d’accordo sul progetto. In pratica, Berlino ha fatto in modo che Parigi con il suo bilancio dell’Eurozona vada a scontrarsi anche con i paesi dell’UE al di fuori della zona euro.
 
“Nessuna funzione anticiclica”
Gli esperti finanziari si aspettano che l’ampio fallimento delle proposte di riforma francesi, che prevedevano una maggiore integrazione europea in risposta alla crisi dell’euro e alla crescita dell’estrema destra, nel medio periodo non aiuteranno a rimuovere le cause della fragilità dell’economia europea. In considerazione dell’imminente rallentamento economico è particolarmente “deplorevole” che la riforma dell’area monetaria sia così “modesta”, si sostiene [4] . L’accordo tra il presidente francese Emmanuel Macron e la Cancelliera Angela Merkel non può soddisfare la “ambiziosa funzione anticiclica”, per la quale servirebbero invece massicci programmi di investimento che contribuiscano a ridurre gli squilibri e a prevenire le recessioni economiche. Al contrario la Commissione europea continua a discutere con Roma in merito al deficit di bilancio italiano, senza un prevedibile compromesso che “fornisca lo spazio finanziario per fare le riforme strutturali”. (…)

Fonte: Voci dalla Germania

CONTINUA A LEGGERE >>