Il Portogallo continua a essere la metà preferita di tantissimi italiani. Non italiani qualunque, sia chiaro, ma soprattutto pensionati che decidono di trascorrere il resto della propria vita con tutti i lussi che possono permettersi sulla costa atlantica europea, di certo non più in Italia. Il flusso di connazionali che decide di andare a vivere in Portogallo sembra non conoscere crisi. Secondo il Servizio degli stranieri e delle frontiere di Lisbona, riporta il Corriere della sera, nel 2017 c’è stato l’aumento più rapido rispetto a qualunque altra nazionalità. Solo lo scorso anno si sono trasferiti 4300 italiani, vale a dire un aumento del 50% rispetto all’anno precedente. Oggi gli italiani in Portogallo sono circa 13 mila, non per caso.


Se il Portogallo è riuscito a essere così attrattivo per i nostri pensionati, lo deve alla volontà di sfruttare i vantaggi delle frontiere europee aperte. A cominciare dalla tasse, praticamente pari a zero per “i residenti non abituali”, cioè proprio i pensionati europei di ceto medio. I redditi maturati all’estero non vengono toccati minimamente dal fisco portoghese, a condizione che gli interessati trasferiscano la loro residenza in territorio portoghese, ci vivano almeno sei mesi all’anno in una casa che dimostri di volerci restare a lungo.

Per i “residenti non abituali” è anche riservata una godibilissima flat tax del 20% su eventuali redditi maturati in Portogallo che rientrino in una cinquantina di categorie professionali. Sono per lo più lavoratori della conoscenza come esperti di software, artisti, esperti di finanza. Ed è così che gli esperti di mezza Europa ormai in pensione, si rimettono a lavoro accanto ai neo-laureati portoghesi, cullati dalla leggerezza delle tasse, e naturalmente dal clima più che favorevole.

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Tratto da: www.stopeuro.news

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