di Giulio Ambrosetti

Siamo tornati a intervistare il chimico del CNR, Mario Pagliaro, sul limonene, l’olio estratto dalle bucce di arance utilizzato per liberare le piante dai parassiti. La notizia è che il Governo nazionale ha autorizzato l’uso del limonene per combattere la Xylella, il batterio che provoca enormi danni agli alberi di olivo. Ma anche per combattere i parassiti di melo e pero. Ribera, ma anche agrumeti di Catania e Siracusa: cosa fare per produrre questo biopestidica
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L’intervista al chimico e ricercatore del CNR, Mario Pagliaro (nella foto sotto) sul limonene, che abbiamo pubblicato lo scorso 18 giugno, ha suscitato grande interesse tra i nostri lettori (QUI L’ARTICOLO). Il tema che abbiamo affrontato è l’uso dell’olio estratto dalla buccia delle arance come pesticida naturale a difesa delle colture.

Abbiamo deciso così di intervistare nuovamente Mario Pagliaro (nella foto sotto) il cui gruppo




 di lavoro, al Consiglio Nazionale delle Ricerche, studia l’uso del limonene – il principale componente dell’olio di arancia – in numerosi nuovi settori.

“In Italia il primo fitofarmaco a base di olio di arancio è stato approvato nel 2015. Non è solo un pesticida, ma è anche un potente fungicida e combatte con grande efficacia anche gli acari”, ci aveva spiegato Pagliaro, che è uno dei chimici italiani più citati al mondo, spiegandoci come oggi il limonene sia utilizzato nella difesa di colture orticole, floreali e ornamentali tanto in serra che in pieno campo.




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Facciamo questo lavoro da tanti anni, ed era da tempo che un’intervista – per altro su un argomento tecnico – non suscitava tanto interesse. Possiamo chiederle se ci sono ulteriori sviluppi o nuove applicazioni del limonene?

“Certo. Il Ministero ha approvato, per la stagione 2018, dal 28 Giugno al 25 Ottobre di quest’anno, l’uso dell’olio essenziale di arancio su melo e pero contro la ticchiolatura prodotta da due funghi patogeni (Venturia inaequalis e la Venturia pyrina) e, come vi avevo anticipato, anche sugli alberi di olivo per il controllo della sputacchina (Philaenus spumarius), vettore del batterio della Xylella. Il meccanismo di funzionamento è sempre quello: il limonene, emulsionato in piccola concentrazione in acqua, penetra, disidrata e devitalizza le pareti cellulari degli organi esterni di funghi e insetti uccidendoli rapidamente. Poi, dopo 3 giorni dall’applicazione, viene interamente biodegradato senza accumularsi né nella pianta, né nell’ambiente, senza sviluppare fenomeni di resistenza”.

Forse a lei sembra normale: ma a noi e a molti lettori questa scoperta ci ha stupiti. In Sicilia il limonene viene utilizzato dai nostri agricoltori?

“Certo che è utilizzato. Abbiamo chiesto ad un giovane e bravissimo agronomo siciliano di supervisionare, due anni fa, l’applicazione ad alcune colture di agrumi poco distante da Menfi, in provincia di Agrigento. I risultati sono stati eccezionali. Poco prima era stato testato nel Catanese contro un insetto che danneggia le colture di uva da tavola. In generale, l’olio di arancio dolce microemulsionato è approvato all’uso contro le principali malattie della più importanti colture della Sicilia: vite e agrumi da un lato, ma anche melenzana, pomodoro, peperone, carota, lattuga, fragola e svariate colture ornamentali. Recentemente, in Francia, il numero di autorizzazioni per l’olio di arancio dolce è passato da 16 a 46 colture: e siccome il sistema di autorizzazioni, all’interno dei singoli Paesi comunitari, si basa largamente su quello che avviene nei Paesi più grandi, è facile pensare che le autorizzazioni cresceranno presto anche in Italia”.

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Chi scrive è originario di Sciacca, cittadina poco distante da Ribera. Proprio Ribera è nota per le sue arance. Cosa dovrebbero fare le aziende agrumicole di Ribera – ma anche del Catanese e del Siracusano – se dovessero decidere di produrre questo biopesticida?

“Dovrebbero sviluppare delle formulazioni specifiche a base di olio di arancia. E farsele approvare come fitofarmaci prima dalle autorità comunitarie e poi dal Ministero. La buona notizia è che, essendo già approvati in Europa diversi fitofarmaci a base di olio di arancio, il processo autorizzativo adesso sarebbe rapido e relativamente poco costoso. Se volessero davvero farlo, ciò di cui avrebbero davvero bisogno sono chimici e biotecnologi qualificati e creativi capaci di sviluppare formulazioni nuove altrettanto se non più efficaci di quelle esistenti”.

In tutta l’Italia arrivano dal Nord Africa prodotti agricoli non solo scadenti, ma anche altamente contaminati. Frutta e ortaggi che poi finiscono sulle nostre tavole. Non potrebbero usare anche in Nord Africa il limonene al posto di pesticidi dannosi per la salute umana?

“Certo che possono. Uno dei primi seminari sull’uso dell’olio essenziale di arancia in agricoltura si svolse in Tunisia dieci anni fa, nel 2008. Già oggi, in Africa, 2 milioni di ettari sono coltivati a biologico e molti agricoltori in Marocco, Algeria, Egitto e Tunisia stanno passando al biologico. Ricordo che il biologico oggi fa uso tanto di biofertilizzanti che di biopesticidi: l’olio essenziale di arancio è il più versatile e completo, perché è anche fungicida e acaricida. Gli agricoltori africani non chiedono altro che di condividere soluzioni efficaci per uno sviluppo economico che tuteli anche la loro salute e l’ambiente in cui vivono e lavorano: e a portarglierle dovrebbe essere innanzitutto l’Italia”.

Lei è uno dei maggiori esperti di bioeconomia ed economia circolare. Ci racconta, in concreto, come la bioeconomia sta producendo effetti positivi in Sicilia?

“A Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, per il secondo anno consecutivo, uno dei maggiori frantoi della Sicilia ha venduto le sue acque di vegetazione ad un’azienda della bioeconomia che le trasforma in un estratto integrale di preziosi polifenoli. Questo grazie alla tecnologia inventata dal grande chimico italiano Roberto Crea. Un nostro allievo ha ottimizzato con successo il processo adattandolo ai moderni frantoi a due fasi. In questo modo le acque di vegetazione ottenute dalla molitura delle olive diventano una risorsa per l’industria nutraceutica e per quella cosmetica, e quello che prima era un rifiuto da smaltire, pagando l’azienda dei rifiuti cui veniva conferito, diventa invece una bioproduzione che genera introiti. Naturalmente, le acque di vegetazione devono essere prive di pesticidi sintetici, ovvero provenire da colture autenticamente biologiche. Nel Novembre di due anni fa a visitare l’impianto venne l’allora ministro del Lavoro, che di mestiere prima della politica si era occupato di produrre vini in Emilia Romagna. Rimase sbigottito”.

Tornando al limonene, di cui la Sicilia è il maggiore produttore in Italia: ci sono altri usi innovativi che potrebbero generare ricchezza sul territorio?

“Sì, ma è un tema sul quale stiamo ancora lavorando”.

Foto tratta da benesserecorpomente.it

Fonte: www.inuovivespri.it