di Tatiana Santi

Un progetto che avrebbe dovuto portare ad una prosperità condivisa e far crescere le economie, in realtà non è andata proprio in questo verso. L’euro, causando danni all’economia dei Paesi aderenti all’eurozona, è diventato insostenibile. La sua fine è vicina?

L’Italia è uno dei Paesi maggiormente colpiti dall’esperimento euro, la tanto attesa crescita non è mai arrivata, anzi, i dati economici mostrano un quadro alquanto pessimista, basti pensare al tasso di disoccupazione giovanile attorno al 30%.

L’uscita dall’euro, moneta criticata da numerosi economisti compresi 6 premi Nobel, non sembra essere contemplata dal governo giallo-verde, anche se in passato gli esponenti della Lega e dei 5 stelle a più riprese ne hanno ribadito la necessità per salvare l’economia del Paese. Le europee del 2019, probabilmente, potrebbero riservare delle sorprese a riguardo.

Nel frattempo a livello locale prendono voce progetti riguardanti valute parallele all’euro, un esempio è la moneta alternativa proposta dal sindaco di Napoli De Magistris. Quali sono i danni provocati dall’euro all’economia italiana? La moneta unica europea reggerà ancora a lungo? Sputnik Italia ne ha parlato con Ilaria Bifarini, economista e scrittrice.

— Ilaria Bifarini, quali sono stati e quali sono tuttora gli effetti dell’euro sull’economia italiana?

— L’euro è stato un progetto fallimentare, così come hanno sostenuto poi la gran parte degli economisti, fra cui anche 6 premi Nobel. In generale l’eurozona è cresciuta molto di meno rispetto ai Paesi non euro. Se noi pensiamo ad esempio al periodo che va dal 2007 al 2015, i Paesi dell’Europa non aderenti all’euro sono cresciuti dell’8,1%, quelli aderenti all’euro dello 0,6%.

L’Italia sicuramente è uno di quei Paesi che ne ha risentito di più, ha avuto una crescita bassissima, anche inferiore alla media degli altri Paesi dell’eurozona, ne paghiamo le conseguenze e ne vediamo gli effetti tuttora.

— Quali sono quindi i maggiori danni di cui parla?

— Con l’adesione all’euro non c’è stata in realtà solo una perdita di sovranità monetaria, ma c’è stata una perdita di sovranità economica e politica. Privare un Paese della leva monetaria e dei tassi di cambio impedisce l’attuazione di determinate politiche economiche. Inoltre dal punto di vista fiscale siamo limitati dai parametri di Maastricht, quindi da tutti i vincoli imposti da Bruxelles.

Non c’è più margine di alcun tipo, perché non c’è la leva del tasso di cambio, non si può più ricorrere alla svalutazione, né alla possibilità di attuare una politica di spesa pubblica indipendente che possa riportare il Paese alla crescita. Questo perché bisogna rimanere dentro i parametri dettati da Bruxelles e perché si è aderito ad un piano folle e criminale del fiscal compact, il quale impedisce di attuare qualsiasi politica di ripresa economica.

Con la privazione di un’autonomia monetaria c’è l’impossibilità di creare credito da parte dello Stato, siamo finiti nella trappola del debito pubblico, da cui continuando con queste politiche e rimanendo nell’euro sarà impossibile venirne fuori.

— Secondo lei la moneta unica reggerà a lungo visto lo scenario politico europeo in cambiamento?


— Più che delle previsioni potrei esprimere degli auspici. Mi auguro che se ne venga fuori il prima possibile perché è un sistema insostenibile, come confermato da illustri economisti. In caso contrario significherebbe continuare in un’agonia che limita la crescita in gran parte dei Paesi, il beneficio è soltanto per la Germania, la cui crescita è comunque relativa. I parametri economici della Germania non sono eccellenti se escludiamo il grande surplus commerciale che crea grandi squilibri nell’area euro.

Non credo che durerà molto a lungo, perché la sua insostenibilità mette a repentaglio l’esistenza e la continuazione del progetto europeo stesso. Anche alcuni anni in più avrebbero degli effetti davvero deleteri per le nostre economie, ogni anno in più è un anno perso di crescita che porta a disastri economici e sociali.

Nel momento in cui non c’è crescita la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, ha raggiunto livelli record. Ci sono ripercussioni anche sociali, perché si privano le nuove generazioni di un futuro.

— Ci ricordiamo le dichiarazioni critiche nei confronti dell’euro da parte degli esponenti della Lega e del Movimento 5 stelle prima della formazione del governo. Un’uscita dall’euro, se non un’Italexit, non è da escludere con il nuovo governo secondo lei?

— Non credo si possa trattare di un’uscita unilaterale da parte dell’Italia. L’euro è un progetto infondato e insostenibile destinato a implodere, non ha le basi per continuare ad esistere. La moneta unica al mondo esiste solo con l’euro in Europa e con il Franco CFA in Africa. Potrebbe quindi esserci un crollo dell’euro e la fine di questo sistema.

— Che idea si è fatta delle monete alternative all’euro di cui ogni tanto si parla a livello locale? L’ultimo caso riguarda la proposta del sindaco di Napoli De Magistris. Simili progetti possono funzionare a suo avviso?

— Non credo molto in questi progetti. Nella fattispecie nel caso del sindaco di Napoli credo che sia piena propaganda elettorale in vista delle europee. Fra l’altro ho sentito parlare De Magistris di “autodeterminazione dei popoli del Sud”. Credo sia una trovata elettorale per esacerbare il clima politico creando divisione fra Nord e Sud. Il sindaco parlava di un debito ingiusto di Napoli rispetto al Nord, la vedo come una mera propaganda politica.

— Come affermano diversi economisti, ad esempio Claudio Borghi della Lega, l’uscita dall’euro sarebbe facilitata se fosse un progetto condiviso da diversi Paesi europei e non un passo soltanto italiano. Che ne pensa?

— Gli stessi tedeschi e alcune correnti degli economisti tedeschi si rendono conto di quanto questo progetto sia insostenibile. Sicuramente un’uscita condivisa con altri Paesi potrebbe facilitare questo passaggio, dobbiamo però scrollarci di dosso queste false paure per cui uscire dall’euro creerebbe dei disastri. L’uscita dall’euro viene vista come una procedura inattuabile che spaventa l’opinione pubblica.

In realtà si è lavorato molto per creare questo spauracchio, si tratta di un sistema monetario con meno di 20 anni, è un esperimento fallito che quindi deve essere rivisto e eventualmente interrotto. Questo senza creare panico nella popolazione. Purtroppo ormai se ne parla sempre di meno per paura delle ripercussioni dei mercati e per non essere tacciati come eversivi e populisti. Si sta creando quasi un tabù dell’uscita dall’euro, un tabù infondato.

Si tratta di un’unione monetaria che nel resto del mondo non esiste, riconosciuta insostenibile. I danni sono provati dall’evidenza e dai parametri economici dei Paesi aderenti, l’euro ha aumentato il divario fra i Paesi anziché portare ad una convergenza. Servirebbe un’uscita ben gestita e addirittura, come ipotizza Stiglitz, un divorzio consensuale che porti alla fine a salvare l’Europa.

L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Fonte: it.sputniknews.com

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