di Andrea Centini

Le ‘mosche volanti’ o miodesopsie sono quelle curiose forme fluttuanti che talvolta appaiono nel nostro campo visivo, soprattutto quando ci soffermiamo a osservare un luminoso cielo azzurro. Ecco di cosa si tratta e perché si formano.

Osservando un cielo azzurro limpido e luminoso, o un qualsiasi sfondo chiaro e uniforme, nel nostro campo visivo possono apparire delle curiose forme fluttuanti, vermiformi, tondeggianti o simili a ragnatele. Si tratta delle cosiddette ‘mosche volanti’ (muscae volitantes) o più tecnicamente delle miodesopsie, termine che nasce dalla fusione delle parole greche myōdes, cioè ‘simile alle mosche’, e òpsis, ‘visione’. Anche se ci somigliano molto non sono affatto parassiti che hanno deciso di visitare l’interno dei nostri occhi, e nemmeno particelle estranee finite lì in qualche modo, sono invece piccoli frammenti, cellule e grumi di proteine che appartengono al nostro stesso organismo.

Cosa sono le ‘mosche volanti’

Le miodesopsie sono piccoli corpi mobili dalla molteplice forma che proiettano la propria ombra sulla retina, dando vita al cosiddetto fenomeno entopico – una percezione visiva – delle mosche volanti. Questi frammenti appartengono al corpo vitreo, una componente dell’occhio gelatinosa e trasparente sita tra cristallino e retina. È composta per il 99 percento da acqua, e nel restante 1 percento si trovano proteine, fibre di collagene, acido ialuronico, zuccheri e cellule vitreali. L’insieme dell’acqua e di queste sostanze viene chiamato umor vitreo. Per diverse ragioni alcuni frammenti del corpo vitreo possono fluttuare, e quando ostacolano i raggi solari la loro ombra viene proiettata sulla retina, dando vita alle mosche volanti.

Una condizione ‘normale’

Le miodesopsie diventano più comuni con l’invecchiamento, poiché i frammenti da cui derivano – fra i quali vi sono anche globuli rossi – si generano più facilmente con la naturale e progressiva perdita di trasparenza del corpo vitreo. Normalmente emergono dopo i 40 anni di età, tuttavia in moltissimi casi è possibile vederle anche da più giovani. In genere non si tratta di una condizione patologica, ma alcune malattie possono catalizzare la formazione delle mosche volanti, così come alcuni traumi all’occhio e alla testa.


Le cause delle mosche volanti

Tra le principali cause che incentivano la formazione delle mosche volanti ci sono traumi alla testa; distacco del corpo vitreo dalla retina; distacco della retina; tumori dell’occhio; emicrania con aura; disidratazione; diabete; uso di farmaci e altro ancora. La condizione associata più spesso alle miodesopsie è la miopia. Se questi corpi mobili si presentano di tanto in tanto, osservando magari il cielo azzurro, lo schermo del computer bianco o una parete, non c’è nulla di cui preoccuparsi, ma se si scatenano all’improvviso, si sente dolore all’occhio e la visione periferica risulta compromessa, allora è doveroso rivolgersi al più presto a un oculista.

Lampi di luce

Talvolta le mosche volanti possono essere associate a lampi di luce, i cosiddetti fosfeni, dovuti a una forte sollecitazione dei fotorecettori. Sono anch’essi un fenomeno entopico e la loro comparsa è più probabile in specifiche condizioni patologiche, come il distacco della retina o del corpo vitreo.

Prevenzione e ‘cura’

Il fenomeno delle mosche volanti può essere tenuto a bada con un’alimentazione ricca di vitamine e sali minerali (frutta e verdura) e con una corretta idratazione, in particolar modo nei mesi più caldi dell’anno. Non esiste una terapia farmacologica in grado di eliminare totalmente la condizione, e normalmente si procede contro la causa scatenante. Nel disturbo gioca un ruolo importante anche la componente psicologica; evitando infatti di concentrarsi sulle mosche volanti e non provando a metterle a fuoco ne riduce ‘comparsa’ ed effetti. Muovere gli occhi su e giù tenendo la testa ferma favorisce invece la loro visione, che può essere particolarmente fastidiosa quando i frammenti si fermano all’altezza della macula, la porzione della retina che si occupa della visione centrale.

[Credit: Acdx]

Fonte: scienze.fanpage.it

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